COME NASCE LA "COMPAGNIA TEATRALE DEL SAN CARLINO
Paolo Paolillo ha visto nascere e sciogliere due compagnie teatrali : il “Teatro del Cerriglio” e la Compagnia Teatrale Reginella”. Probabilmente esiste un ciclo, un destino, un termine per chi costituisce un gruppo per calcare le scene, oppure è solo il principio, l’apprendistato di quello che deve avvenire in futuro.
Con il “Teatro del Cerriglio”, Paolo Paolillo esordì nello spettacolo-varietà “Nord chiama Sud”. Si continuò con “Non è vero, ma ci credo” e “Miseria Bella” di Peppino De Filippo; con “Sik Sik l’artefice magico” e “Uomo e Galantuomo” di Eduardo De Filippo e, infine con “A che servono questi quattrini” di Armando Curcio.
Con la “Compagnia Teatrale Reginella”si mandò in scena “Questi fantasmi”, “Ditegli sempre di si” e “Non ti pago”, tutte commedie di Eduardo De Filippo.
Con “Non ti pago”, nel 2002, Paolo Paolillo vinse il premio come migliore attore protagonista nella seconda Rassegna Teatrale “Tutti sul Palco” al Teatro Nuovo di Gallarate-Madonna in Campagna.
Con la stessa commedia, nel 2003, v inse il premio come miglior attore protagonista nella prima Rassegna Teatrale “Il Corollario” organizzata a Induno Olona. In tutte e due le rassegne anche la “Compagnia Teatrale Reginella” vinse il primo premio.
C’erano tutti i presupposti per continuare, ma all’improvviso, per volere dell’intelligenza umana, si decise di sciogliere la Compagnia. Paolillo provò tanta amarezza, tristezza…. Come se avesse perso per sempre una persona cara, ma qualcosa gli diceva di aspettare, che forse doveva andare così.
Comunque, a queste due grandi Compagnie Teatrali Paolo Paolillo doveva molto. Aveva imparato tanto e portava nel cuore decine e decine di compagni di palco che si erano avvicendati con lui. Tutti gli avevano insegnato qualcosa, dai primi attori all’ultima comparsa. Con loro aveva patito d’inverno il freddo nei gelidi teatri non riscaldati durante le prove settimanali ed il caldo durante le prove estive; con loro aveva diviso le prime emozioni degli esordi, le dure fatiche nell’allestire le scene, le feste del dopo commedia, ma anche simpatie, invidie, gioie, malumori, elogi, rimproveri, amore, odio…..ma sempre, ed è quello checonta, successi sul palcoscenico.
Dopo queste due esperienze, Paolillo decise di avere una Compagnia Teatrale tutta sua, ma doveva pensare in grande. Aveva imparato che non bastava avere dei bravi attori per presentarsi davanti ad un pubblico. Se si voleva fare teatro bisognava avere alle spalle una struttura solida e gente competente per le scene e le attrezzature necessarie, nonché un deposito per tutto il necessario.
Chi era il migliore scenografo sulla piazza? Paolillo lo sapeva, e si rivolse a Raffaele Bonodio. Questo genio non conosce l’impossibile, è come decine e decine di specialisti in una persona sola ed in seguito spiegheremo il perché.
Raffaele Bonodio fu contattato in un momento particolare della sua vita, ma, nonostante ciò, non seppe dire di no davanti all’entusiasmo dell’amico.
Paolillo a quel punto partì in quarta. Nel giro di pochi giorni riuscì a trovare ventisei persone pronte a seguirlo nella sua avventura. I fiori all’occhiello furono Bruno Zerenga, Maria Rosaria Mendetta e Roberto Scala, già attori con provata esperienza . Tutti gli altri erano esordienti, molti dei quali scettici e paurosi.
Il Comune di Saltrio mise a disposizione la sede per la futura Compagnia Teatrale ed in questo luogo furono effettuate le prime selezioni . Furono scelti altri dieci personaggi: Luigi Lepri, Ida Ricupero, Tina Di Naccio, Rosaria Attimonelli, Renato Saviello, Giuseppe Addezio, Angelo Carillo, Fiorenza Ricupero, Tammaro Maisto e Melina Gallo (moglie di Paolillo). A loro fu dato il copione di “Uomo e Galantuomo”, commedia in tre atti di Eduardo De Filippo.
Questo lavoro non fu scelto a caso da Paolillo. Egli era convinto che se avesse esordito con questa commedia, avrebbe potuto fare qualsiasi altro lavoro.
Fu proprio il caso, invece, che Paolillo scelse il nome della Compagnia. Infatti, non appena il neo regista cercò di pensare al nome, fu attratto dallo scaffale dei libri di casa sua.
Allungò una mano e ne trovò uno della raccolta delle commedie di Scarpetta, padre di Eduardo, e, sulla copertina c’era il vecchio Teatro del San Carlino, dove Scarpetta si era esibito da giovane. Paolillo, che crede molto nelle coincidenze, non ebbe dubbi, e, quando andò a legalizzare la Compagnia la chiamò: “Compagnia Teatrale del San Carlino”
Paolillo vede in Eduardo il Santo Protettore della sua compagnia. Troppe erono le coincidenze, le fortune e gli avvenimenti che si succedevano di volta in volta a favore della neo compagnia. Infatti la ditta Molteni di Gaggiolo mise a disposizione un capannone per i lavori ed il deposito delle scene, e questo merito era, logicamente, di Bruno Zerenga. Altra persona utile fu Francesco Pulitanò che ci trovò il fornitore dei pannelli che aveva scelti Raffaele Bonodio e ci aiutò nel lavorarli. Lo scenografo aveva optato per una struttura solida e compatta. Nelle sue intenzioni c’era il desiderio di farcirecitare negli ambienti reali che la commedia descriveva.
Così, mentre Paolillo si prodigava nelle prove, Raffaele ricercava nei mercatini oggetti dell’epoca richiesti dal copione; lavorava ed inventava il materiale che serviva per le scene.
Il nostro genio costruì il bancone della hall dell’albergo del primo atto che, girandolo, diventava un mobile d’epoca per la casa del conte nel secondo atto. Questo mobile era stato da lui disegnato talmente alla perfezione che i cassetti parevano veri perché erano provvisti di antiche maniglie e più di qualcuno degli attori cercava di aprirli. Sembra che il materiale per la costruzione del mobile sia stato recuperato da un vecchio letto recuperato da lui in una casa da restaurare, dove trovò anche maniglie antiche ed altri oggetti che ha usato sul palco. Non trovava i telefoni degli anni venti, mica si preoccupò! Li costruì lui!!!!!! Così pure la bacheca per la posta e le chiavi delle stanze dell’albergo e le chiavi dell’epoca le trovò e le rifinì con dei pon pon anni venti. E la grata della prigione nel terzo atto? Mica è di ferro!
E’ di legno! L’ha fatta lui! Pure il balcone del giardino nel secondo atto e tutte le lampade del secondo e terzo atto, così pure tutte le porte, maniglie e cardini compresi. Non ci ricordiamo con precisione tutte le sue costruzioni ed invenzioni, erano talmente tante che arrivammo al punto di non meravigliarci più e smettemmo di elencarle.Melina Gallo era addetta ai costumi e consigliava gli attori nella scelta degli abiti che man mano procuravano. Si prese pure l’incarico del trucco, senza dimenticare che doveva anche recitare nella parte di Matilde, prima, ed in quella di Assunta, poi. Come si può capire, questo gruppo diventava sempre più unito e prodigo nell’attivarsi per la Compagnia che avevano fondato. Per il materiale scenico contribuirono un po’ tutti gli attori, in particolar modo Tina Di Naccio. Sant’Eduardo ci proteggeva a più non posso, tanto che dopo solo sei mesi eravamo già pronti al debutto, che avvenne nella Palestra di Saltrio il 5 marzo 2005 patrocinati dal Comune. L’incasso andò in beneficenza ed il successo fu grande. Paolillo era emozionato più per i suoi attori che per lui e la soddisfazione fu grande. Si recitò con degli scenari reali sotto la guida tecnica audio e luci di chi? Provate ad indovinarlo! Sì! Proprio di Raffaele Bonodio che con il suo lavoro e la sua attrezzatura professionale ci fece recitare nell’ ambiente che il copione richiedeva.
Due settimane dopo ci fu il vero e proprio debutto, perché si andava in un teatro, quello della Casa della Gioventù di Balerna in Svizzera con il patrocinio del Comune locale.
Era il 19 marzo 2005. Questa data resterà nella storia della Compagnia teatrale del San Carlino, perché fu dato il via alla scalata dei successi e dei consensi. Un grazie particolare va a tutti gli esordienti, che si calarono nella propria parte come veterani del palcoscenico. Dobbiamo aggiungere che abbiamo sempre avuto il pienone in ogni rappresentazione, e questo è merito del numeroso pubblico che ha fatto da passaparola.
Altre rappresentazioni date:
a Ganna (Va) il 6 aprile 2005
a Porto Ceresio (Va) il 14 maggio 2005
a Cantello (Va) Il 21 maggio 2005 nella seconda rassegna del “Corollario” dove Raffaele Bonodio è stato premiato con un premio speciale per la migliore scenografia e Paolo Paolillo con premio speciale per miglior attore protagonista.
a Galllarate (Va) il 1° ottobre 2005 Teatro Nuovo Madonna in Campagna, nella rassegna “Tutti sul Palco” dove la targa alla migliore regia è stata vinta da Paolo Paolillo.
ad Olgiate Comasco (Co) il 5 novembre 2005 dove esordisce Maria Rosaria Sessa al posto di Fiorenza Ricupero che lascia la compagnia per motivi di lavoro.
a Como(Rebbio) il 25 febbraio 2006.
La Compagnia teatrale del San Carlino è ormai una realtà ed il successo ottenuto (secondo il giudizio di chi segue da anni il teatro in Lombardia) non ha precedenti nelle compagnie amatoriali a solo un anno dall’ esordio.
Paolillo vuole ringraziare tutti quelli che hanno creduto in lui , Raffaele Bonodio in testa. Poi Bruno Zerenga, Maria Rosaria Mendetta, per aver seguito senza indugio il suo compagno di recite, Melina Gallo , per averlo sostenuto nel progetto sin dal primo momento, ed infine tutti gli altri componenti della Compagnia che hanno permesso che questo sogno si avverasse.
Storia della Compagnia : 2° atto
Ed il sogno continua…
Con il “Teatro del Cerriglio”, Paolo Paolillo esordì nello spettacolo-varietà “Nord chiama Sud”. Si continuò con “Non è vero, ma ci credo” e “Miseria Bella” di Peppino De Filippo; con “Sik Sik l’artefice magico” e “Uomo e Galantuomo” di Eduardo De Filippo e, infine con “A che servono questi quattrini” di Armando Curcio.
Con la “Compagnia Teatrale Reginella”si mandò in scena “Questi fantasmi”, “Ditegli sempre di si” e “Non ti pago”, tutte commedie di Eduardo De Filippo.
Con “Non ti pago”, nel 2002, Paolo Paolillo vinse il premio come migliore attore protagonista nella seconda Rassegna Teatrale “Tutti sul Palco” al Teatro Nuovo di Gallarate-Madonna in Campagna.
Con la stessa commedia, nel 2003, v inse il premio come miglior attore protagonista nella prima Rassegna Teatrale “Il Corollario” organizzata a Induno Olona. In tutte e due le rassegne anche la “Compagnia Teatrale Reginella” vinse il primo premio.
C’erano tutti i presupposti per continuare, ma all’improvviso, per volere dell’intelligenza umana, si decise di sciogliere la Compagnia. Paolillo provò tanta amarezza, tristezza…. Come se avesse perso per sempre una persona cara, ma qualcosa gli diceva di aspettare, che forse doveva andare così.
Comunque, a queste due grandi Compagnie Teatrali Paolo Paolillo doveva molto. Aveva imparato tanto e portava nel cuore decine e decine di compagni di palco che si erano avvicendati con lui. Tutti gli avevano insegnato qualcosa, dai primi attori all’ultima comparsa. Con loro aveva patito d’inverno il freddo nei gelidi teatri non riscaldati durante le prove settimanali ed il caldo durante le prove estive; con loro aveva diviso le prime emozioni degli esordi, le dure fatiche nell’allestire le scene, le feste del dopo commedia, ma anche simpatie, invidie, gioie, malumori, elogi, rimproveri, amore, odio…..ma sempre, ed è quello checonta, successi sul palcoscenico.
Dopo queste due esperienze, Paolillo decise di avere una Compagnia Teatrale tutta sua, ma doveva pensare in grande. Aveva imparato che non bastava avere dei bravi attori per presentarsi davanti ad un pubblico. Se si voleva fare teatro bisognava avere alle spalle una struttura solida e gente competente per le scene e le attrezzature necessarie, nonché un deposito per tutto il necessario.
Chi era il migliore scenografo sulla piazza? Paolillo lo sapeva, e si rivolse a Raffaele Bonodio. Questo genio non conosce l’impossibile, è come decine e decine di specialisti in una persona sola ed in seguito spiegheremo il perché.
Raffaele Bonodio fu contattato in un momento particolare della sua vita, ma, nonostante ciò, non seppe dire di no davanti all’entusiasmo dell’amico.
Paolillo a quel punto partì in quarta. Nel giro di pochi giorni riuscì a trovare ventisei persone pronte a seguirlo nella sua avventura. I fiori all’occhiello furono Bruno Zerenga, Maria Rosaria Mendetta e Roberto Scala, già attori con provata esperienza . Tutti gli altri erano esordienti, molti dei quali scettici e paurosi.
Il Comune di Saltrio mise a disposizione la sede per la futura Compagnia Teatrale ed in questo luogo furono effettuate le prime selezioni . Furono scelti altri dieci personaggi: Luigi Lepri, Ida Ricupero, Tina Di Naccio, Rosaria Attimonelli, Renato Saviello, Giuseppe Addezio, Angelo Carillo, Fiorenza Ricupero, Tammaro Maisto e Melina Gallo (moglie di Paolillo). A loro fu dato il copione di “Uomo e Galantuomo”, commedia in tre atti di Eduardo De Filippo.
Questo lavoro non fu scelto a caso da Paolillo. Egli era convinto che se avesse esordito con questa commedia, avrebbe potuto fare qualsiasi altro lavoro.
Fu proprio il caso, invece, che Paolillo scelse il nome della Compagnia. Infatti, non appena il neo regista cercò di pensare al nome, fu attratto dallo scaffale dei libri di casa sua.
Allungò una mano e ne trovò uno della raccolta delle commedie di Scarpetta, padre di Eduardo, e, sulla copertina c’era il vecchio Teatro del San Carlino, dove Scarpetta si era esibito da giovane. Paolillo, che crede molto nelle coincidenze, non ebbe dubbi, e, quando andò a legalizzare la Compagnia la chiamò: “Compagnia Teatrale del San Carlino”
Paolillo vede in Eduardo il Santo Protettore della sua compagnia. Troppe erono le coincidenze, le fortune e gli avvenimenti che si succedevano di volta in volta a favore della neo compagnia. Infatti la ditta Molteni di Gaggiolo mise a disposizione un capannone per i lavori ed il deposito delle scene, e questo merito era, logicamente, di Bruno Zerenga. Altra persona utile fu Francesco Pulitanò che ci trovò il fornitore dei pannelli che aveva scelti Raffaele Bonodio e ci aiutò nel lavorarli. Lo scenografo aveva optato per una struttura solida e compatta. Nelle sue intenzioni c’era il desiderio di farcirecitare negli ambienti reali che la commedia descriveva.
Così, mentre Paolillo si prodigava nelle prove, Raffaele ricercava nei mercatini oggetti dell’epoca richiesti dal copione; lavorava ed inventava il materiale che serviva per le scene.
Il nostro genio costruì il bancone della hall dell’albergo del primo atto che, girandolo, diventava un mobile d’epoca per la casa del conte nel secondo atto. Questo mobile era stato da lui disegnato talmente alla perfezione che i cassetti parevano veri perché erano provvisti di antiche maniglie e più di qualcuno degli attori cercava di aprirli. Sembra che il materiale per la costruzione del mobile sia stato recuperato da un vecchio letto recuperato da lui in una casa da restaurare, dove trovò anche maniglie antiche ed altri oggetti che ha usato sul palco. Non trovava i telefoni degli anni venti, mica si preoccupò! Li costruì lui!!!!!! Così pure la bacheca per la posta e le chiavi delle stanze dell’albergo e le chiavi dell’epoca le trovò e le rifinì con dei pon pon anni venti. E la grata della prigione nel terzo atto? Mica è di ferro!
E’ di legno! L’ha fatta lui! Pure il balcone del giardino nel secondo atto e tutte le lampade del secondo e terzo atto, così pure tutte le porte, maniglie e cardini compresi. Non ci ricordiamo con precisione tutte le sue costruzioni ed invenzioni, erano talmente tante che arrivammo al punto di non meravigliarci più e smettemmo di elencarle.Melina Gallo era addetta ai costumi e consigliava gli attori nella scelta degli abiti che man mano procuravano. Si prese pure l’incarico del trucco, senza dimenticare che doveva anche recitare nella parte di Matilde, prima, ed in quella di Assunta, poi. Come si può capire, questo gruppo diventava sempre più unito e prodigo nell’attivarsi per la Compagnia che avevano fondato. Per il materiale scenico contribuirono un po’ tutti gli attori, in particolar modo Tina Di Naccio. Sant’Eduardo ci proteggeva a più non posso, tanto che dopo solo sei mesi eravamo già pronti al debutto, che avvenne nella Palestra di Saltrio il 5 marzo 2005 patrocinati dal Comune. L’incasso andò in beneficenza ed il successo fu grande. Paolillo era emozionato più per i suoi attori che per lui e la soddisfazione fu grande. Si recitò con degli scenari reali sotto la guida tecnica audio e luci di chi? Provate ad indovinarlo! Sì! Proprio di Raffaele Bonodio che con il suo lavoro e la sua attrezzatura professionale ci fece recitare nell’ ambiente che il copione richiedeva.
Due settimane dopo ci fu il vero e proprio debutto, perché si andava in un teatro, quello della Casa della Gioventù di Balerna in Svizzera con il patrocinio del Comune locale.
Era il 19 marzo 2005. Questa data resterà nella storia della Compagnia teatrale del San Carlino, perché fu dato il via alla scalata dei successi e dei consensi. Un grazie particolare va a tutti gli esordienti, che si calarono nella propria parte come veterani del palcoscenico. Dobbiamo aggiungere che abbiamo sempre avuto il pienone in ogni rappresentazione, e questo è merito del numeroso pubblico che ha fatto da passaparola.
Altre rappresentazioni date:
a Ganna (Va) il 6 aprile 2005
a Porto Ceresio (Va) il 14 maggio 2005
a Cantello (Va) Il 21 maggio 2005 nella seconda rassegna del “Corollario” dove Raffaele Bonodio è stato premiato con un premio speciale per la migliore scenografia e Paolo Paolillo con premio speciale per miglior attore protagonista.
a Galllarate (Va) il 1° ottobre 2005 Teatro Nuovo Madonna in Campagna, nella rassegna “Tutti sul Palco” dove la targa alla migliore regia è stata vinta da Paolo Paolillo.
ad Olgiate Comasco (Co) il 5 novembre 2005 dove esordisce Maria Rosaria Sessa al posto di Fiorenza Ricupero che lascia la compagnia per motivi di lavoro.
a Como(Rebbio) il 25 febbraio 2006.
La Compagnia teatrale del San Carlino è ormai una realtà ed il successo ottenuto (secondo il giudizio di chi segue da anni il teatro in Lombardia) non ha precedenti nelle compagnie amatoriali a solo un anno dall’ esordio.
Paolillo vuole ringraziare tutti quelli che hanno creduto in lui , Raffaele Bonodio in testa. Poi Bruno Zerenga, Maria Rosaria Mendetta, per aver seguito senza indugio il suo compagno di recite, Melina Gallo , per averlo sostenuto nel progetto sin dal primo momento, ed infine tutti gli altri componenti della Compagnia che hanno permesso che questo sogno si avverasse.
Storia della Compagnia : 2° atto
Ed il sogno continua…